venerdì 3 aprile 2020

Il grande museo diffuso del mondo piccolo; Musei- patrimoni di umanità


Il grande museo diffuso del mondo piccolo

Un intero percorso nei luoghi della Bassa, alla ricerca di Giovannino Guareschi. Cercando evocazioni, inquadrature, angoli, brani di racconto, dentro quello che è a tutti gli effetti un paesaggio culturale, e di umanità, un ambiente-musa. Ispiratore. Muovendosi da un punto ad un altro, tra i resti di una chiesa ad una ex scuola elementare, da un centro storico ad una piazzetta, per vedere e attraversare i luoghi, le atmosfere fissate nelle pagine immortali dello scrittore, disegnatore, giornalista, umorista parmense, famoso in tutto il mondo.

                             
                                La Bassa con i suoi paesaggi tra poesia e malinconia
                           
Si va di paese in paese, per ricostruire il racconto di una e mille vite, scorrendo i periodi della vita di Guareschi, i luoghi che ne conservano testimonianze: pagine sparse di una biografia straordinaria che si legge percorrendo la terra di cui è intrisa fino al midollo. Si parte dal Fontanelle di Roccabianca, paese nativo di Guareschi dove è allestito il "Museo del mondo Piccolo", per allungarsi fino a Diolo di Soragna per la vista al "Centro Boscaccio" deposito di tante testimonianze sull'autore. Si prosegue fino a Roncole di Busseto, dove ha sede il Centro studi.  

                           
                                L'ex scuole elementare di Fontanelle, ora sede del Museo  

Fontanelle di Roccabianca


Paese “sott'acqua”, Fontanelle. Difeso da sponde, dall'acqua di cui è imbevuta la terra. Una schiera di tigli accompagna per un lungo tratto del centro, quasi un "picchetto" d'onore che conduce alla vecchia scuola elementare, trasformata in centro culturale. In questo edificio tra trovato posto il museo “Il Mondo piccolo”: a segnalarlo la scultura di Guareschi in sella alla sua bicicletta, a far parte della vita di tutti i giorni, come se i suoi concittadini, la sua terra volesse dire “è ancora qui”, è stato ed è uno di noi. E' nelle aule di questa scuola che la madre di Guareschi insegnava ed è a Fontanelle che lo scrittore è nato, in un giorno è in un luogo per niente "asettico" per future sensibilità: Giovannino è infatti venuto alla luce il primo maggio nella casa in cui apriva i battenti la "cooperativa socialista", del paese dove era attiva anche la Lega dei contadini di Fontanelle che aveva come presidente il sindacalista Giovanni Faraboli, lo "spunto" in carne ed ossa per il futuro personaggio letterario di Peppone. Visitando il museo si passa in rassegna la storia di questo territorio, con l'analisi della situazione sociale, dei movimenti e delle passioni politiche proprio attraverso le figure di Guareschi e di Giovanni Faraboli. A poche centinaia di metri, la casa natale, su un lato della piazza.

                                       
                  Giovanni Guareschi e la sua bicicletta: una scultura che riassume il Mondo Piccolo 

 Il Centro studi di Roncole Verdi
Per scorrere Il riassunto della vicenda umana e artistica di Giovannino Guareschi, occorre raggiungere Roncole di Busseto. Qui Guareschi condivide il palcoscenico con un gigante, il Maestro Verdi, la sua casa natale, la chiesa dell'innamoramento con la musica. Un angolo, piccolo, del mondo piccolo, che tiene insieme due gigantesche esperienze umane a artistiche. In via Processione, alle spalle della casa natale di Verdi, si trovano due luoghi importanti per gli appassionati di Guareschi, il bar aperto da Giovannino Guareschi nel 1957, che in origine era un'osteria. Questo luogo rappresenta l'ultima fase della vita di Guareschi. Il ritorno a casa. Ed è qui che aveva sognato, forse quand'era lontano, esiliato o prigioniero, di vivere l'ultima fase della vita. Le sue spoglie si trovano infatti nel piccolo cimitero della frazione di Busseto, vicino alla chiesa. Nei locali dell’osteria è raccolto tutto ciò che riguarda lo scrittore della Bassa: un' enorme quantità di materiale cartaceo e non cartaceo, fotocopie di articoli, fotografie, scritti, disegni e filmati e tutte le pubblicazioni dell'autore, anche tradotte in varie lingue, raccolti e catalogati con passione e pazienza da tutto il mondo. Negli spazi è anche allestita “Tutto il mondo di Guareschi”: una mostra antologica permanente, che documenta la sua vita e le sue opere. L'archivio e centro studi è gestito dai figli di Guareschi, Carlotta e Alberto. Insieme a loro, lavorano tanti amici ed estimatori dello scrittore, riuniti nell'associazione "Club dei Ventitré", nome che i ricorda i “Ventitrè lettori” a cui Guareschi si rivolgeva nei suoi libri.

Mostra antologica permanente e archivio Guareschi, Roncole Verdi
Per informazioni e prenotazioni: tel. 0524.92495; e-mail: pepponeb@tin.it.


Brescello

"Ecco il paese, ecco il piccolo mondo di un mondo piccolo, piantato in qualche parte dell’Italia del Nord, là in quella fetta di terra grassa e piatta che sta tra il fiume e il monte, tra il Po e l’Appennino. Nebbia densa e gelata l’opprime d’inverno, d’estate un sole spietato picchia martellate furibonde sui cervelli della gente, e qui tutto si esaspera, qui le passioni politiche esplodono violente e la lotta è dura, ma gli uomini rimangono sempre uomini e qui accadono cose che non possono accadere da un’altra parte”...


                            Il sidecar di Peppone nel Museo di Brescello 


Non  potrebbero esserci parole migliori di quelle lasciate da Giovannino Guareschi, per descrivere questa fetta di mondo e le sue atmosfere, il suo carattere sanguigno e resistente. Il mondo piccolo ed esemplare, nel quale si sono mossi due personaggi simbolo di questa terra bassa, dentro luoghi altrettanto simbolici, la chiesa, il municipio, la piazza, gli argini, le cascine. Il paese di Brescello ha fatto da testimonial a queste vicende, offrendo sé stesso nel ruolo di grande e autentico set cinematografico per i tanti episodi della saga di Peppone e don Camillo: le due anime della gente della Bassa. E proprio la stessa gente, unita in un gruppo di volontari, ha pensato di fissare nel tempo questa esperienza cinematografica: il fondale di tanti film che hanno fatto il giro del mondo: il Museo ”Peppone e Don Camillo”, dedicato agli indimenticabili protagonisti delle storie di Guareschi. 

                                Argini, salici, campi piatti: il paesaggio della Bassa         

Un museo diffuso, che comprende, oltre alla raccolta di oggetti, fotografie e documenti inediti, locandine e il sidecar di Peppone e le due biciclette, una ricostruzione di un set cinematografico originale dei film accompagnato da una mostra dedicata al tema dei “fuori scena” che ritrae il rapporto tra cinema e territorio dove gli abitanti di Brescello sono i protagonisti. ma sono gli spazi del paese, il vero set, la chiesa di fronte al municipio, a sfidarsi, come sembrano fare ancora oggi le sculture in bronzo di don Camillo e Peppone, ognuno dal suo regno: il suono delle campane come colonna sonora, le persone che tagliano la piazza in bici, tutto uguale, attuale. La forma è cambiata, sono cambiati i temi, non la sostanza. I personaggi, qui a Brescello, sono vivi, celebrati nelle vetrine dei bar, nei negozi di souvenir e prodotti tipici, nelle insegne e nei nomi dei locali. Non solo il museo, ogni angolo rievoca, agli appassionati le scene di un film. Entrando nella chiesa di Santa Maria nascente si scopre ad esempio, custodito in una cappella, il Cristo Parlante, sotto un portico è invece conservata una campana utilizzata in un altro film, di fronte all'entrata del museo è piazzato il carrarmato di “Don Camillo e l’onorevole Peppone”. Nell'edificio che ospita l'ufficio turistico è inoltre allestito un altro museo dedicato "Brescello e Guareschi, il territorio e il cinema”: un percorso che lega il territorio, i suoi abitanti, le tradizioni, il legame il fiume, "muse" dell'opera guareschiana alle opere cinematografiche.



UFFICIO TURISMO - BIGLIETTERIA
Fondazione Paese di Don Camillo e Peppone
presso Museo “Brescello e Guareschi, il territorio e il cinema”
Via Cavallotti, 24 - 42041 Brescello (RE)
Tel. (+39) 0522 482564 - Fax (+39) 0522 482537
E-mail: ufficioturismo@comune.brescello.re.it
lunedì - venerdì 9.30 - 12.30
14.30 - 17.30
sabato, domenica 9.30 - 12.30
e festivi 14.00 - 18.00 invernale
14.30 - 18.30 estivo
Per visitare i tre musei di Brescello (Peppone e Don Camillo, Museo Brescello e Guareschi, il territorio e il cinema e Museo Archeologico) è necessario acquistare il biglietto di ingresso presso l’ufficio turistico situato nella sede della Fondazione.
Il costo del biglietto, unico per i tre musei, è di 5 €.

                                                     Un angolo della torre di Diolo 
                                   

Torre campanaria di Diolo
Un museo può nascere per tanti motivi. Nella bassa parmense ce n'è uno, piccolo ma sostanzioso, originale, che si deve all'amicizia. E' Il “Centro del Boscaccio”, una raccolta che nasce dalla passione e dall’impegno di Cesare e Caterina Bertozzi, marito e moglie, legati da profonda amicizia a Giovannino Guareschi. La scelta del nome e la collocazione del Museo non sono casuali: la piccola torre campanaria di Diolo è infatti poco distante dal “podere Bosco”, dove vivevano i nonni paterni dello scrittore, ed è ricordata da Guareschi nel suo primo racconto tratto da “Don Camillo e il suo gregge”, del 1953.

                          Torre campanaria di Diolo, sede della collezione di testimonianze
                          sulla vita e le opere di Guareschi
                             
All’interno di una piccola costruzione in mattoni appoggiata ad un campanile, unico elemento che resta dell’antica chiesa parrocchiale di Diolo, si possono trovare testimonianze, scritti ed oggetti capaci di raccontare al visitatore il mondo, la tradizione e la vita del giornalista e scrittore Guareschi. A cominciare dal contesto, scenario d' infanzia dello scrittore. Questo piccolo museo, annunciato dalla torre campanaria che svetta sulla linea piana dell'orizzonte, tra i campi e le strade ai lati, è anche un omaggio alla bassa, raccontata in parallelo, in sintonia, con l'autore che l'ha esportata in tutto il mondo. Il museo parla della storia di questa parte mondo, delle sua geografia, partendo dalla grande mappa dipinta sul muro, dei personaggi che l'hanno immortalata nelle loro opere: parla soprattutto dell'umanità, di come uomini e donne e della loro vita la terra, i paesi, il cibo, il lavoro. Come Giovannino Guareschi ha fatto nelle sue pagine.

Orari di apertura: Da aprile a settembre sabato dalle 15:00 alle 17:00; domenica dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 18:00; Da ottobre a marzo: sabato dalle 15:00 alle 17:00; domenica dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 17:00
Per comitive e scuole possibilità di visite nei giorn
i feriali prenotando al numero di telefono 3479759155 oppure 3471914725

A Roccabianca: le opere a colori di Cesarino Cocchi   

Passeggiando per via delle Rimembranze, nel centro di Roccabianca, si scopre...un omaggio all'infanzia: l'installazione colorata e giocosa di Cesarino Cocchi. A comporla, come un'opera unica, tanti personaggi, che trovano posto tra il cortile e il giardino di casa ma anche sui davanzali e sugli alberi che costeggiano la strada. Ci sono personaggi immaginari ed eroi dei cartoni come i Simpson, i Minions, Braccio di Ferro e la sua Olivia, poi i Flinstones, Topolino e altri ancora, insieme a figure storiche come Papa Francesco, Giovannino Guareschi, Giuseppe Verdi. E animali. Tanti: anatre e rospi, uccelli e pure uno scimpanzé, aggrappato ad una palma. 




Tutte quello che la forma di un semplice sasso suggeriva, Cesarino l'ha tradotto in corpi, teste, capelli, bestie: si perché le sue opere sono fatte di pietre dipinte, incollate, assemblate, per dare vita ai suoi <miti>, alla sua fantasia. Non manca neanche una dedica al cibo nostrano: ci sono infatti il prosciutto e una punta di Parmigiano. Cesarino ha iniziato a lavorare da ragazzino, anche come muratore, poi ha fatto l'operaio, all' Enel, per molti anni. Quando è rimasto vedovo ha iniziato a costruire le sue opere che restano sempre esposte, per dare allegria, anche alle scolaresche che spesso vengono a visitarle, insieme al laboratorio dove conserva anche tanti sassi. L'opera di Cesarino Cocchi rientra a pieno titolo tra i luoghi catalogati da "Costruttori di Babele". 



https://www.costruttoridibabele.net/cesarino-cocchi/




Tra storia e civiltà Varano Marchesi; Musei patrimonio di umanità

Museo di Storia e Civiltà Varano Marchesi

Un antico loggiato che si apre sul piccolo giardino, a lato del complesso parrocchiale di San
Giorgio. E' in questa cornice che apre i battenti il Museo di Storia e Civiltà di Varano Marchesi,
in un locale compreso tra la chiesa e la canonica, un tempo utilizzato come teatrino. La sala
espositiva è stata armonizzata, con l'uso di mattoni a vista che riprendono l'architettura del nuovo
teatro adiacente alla chiesa, con motivi che si rifanno alle gelosie dei fienili rurali: interventi firmati dall'architetto Paolo Zermani.


Il piccolo museo, dal 1999, racconta la storia della valle del Recchio attraverso un'esposizione di oggetti della collezione di materiali etnografici di Marco Pometti di Roccalanzona, donata dal collezionista al Comune di Medesano. Tanti oggetti raccolti con passione nel territorio che sono documenti, memoria materiale della vita rurale delle vallate. Il Museo è costituito da due sale di esposizione, per una superficie complessiva di 40 mq. Nella sala principale, con ingresso dal Foro Civico, sono collocate, simmetricamente rispetto al percorso centrale, dieci tavole espositive che supportano oggetti suddivisi per tipologia, in vari nuclei tematici: composizioni realizzate dallo stesso collezionista.




                                                  L'interno del Museo di Varano Marchesi 

Si va dagli strumenti utilizzati da fabbri, falegnami e norcini a quelli di cucina, dagli oggetti per la
vinificazione, la tessitura agli attrezzi agricoli: un percorso didattico che aiuta a comprendere la
vita quotidiana delle persone fino al '900. Non mancano riferimenti all'antichità, sugli insediamenti
romani e sul periodo medievale, in riferimento anche ai pellegrinaggi romei. Tra questi ultimi
spicca infatti la copia della lapide di Roccalanzona, mentre l'originale si trova alla Galleria nazionale
di Parma, che testimonia il primo Giubileo indetto da papa Bonifacio VIII nel 1300. In una serie di
teche, che si leggono in senso orario dall'ingresso principale, illustra in modo sintetico con l'aiuto di
immagini di reperti romani, monete e documenti, la storia di questa valle nel periodo romano e fino
all'Ottocento. Il reperto venne trovato in località Pagano, a circa un chilometro dal Castello di
Roccalanzona, nel 1834. La scoperta riguardava due pietre, utilizzate come coperchio di un pozzo,
che conservavano iscrizioni. L’importante documento, unito "a libro" costituiva la così detta Pietra
Giubilare: un’opera incisa con l'intento di ricordare il primo Giubileo e di divulgare il calendario
giubilare che prevedeva, con ricorrenza centenaria, l’indulgenza plenaria. Il museo di Varano
Marchesi prende vita grazie ad alcuni volontari e appassionati, durante la manifestazioni
organizzate in paese, come fosse un salotto in cui si viene accolti, per ascoltare un lungo racconto.
E' l'espressione di una comunità, vissuta in una zona ben definita, nella sua vita attraverso i secoli.


Museo di Storia e Civiltà
via Valle
43048 Varano Marchesi, Medesano (PR)
tel. 0525 422722 cell. 335 7457102
info@museovaranomarchesi.it
www.museovaranomarchesi.it
Orari:
tutti i giorni dell’anno: solo su appuntamento; gratuito I



Museo Ettore Guatelli; Musei-patrimoni di umanità


Museo Ettore Guatelli 

Tutti sono capaci di fare un museo con le cose belle, più difficile è crearne uno bello con le
cose umili, come le mie”.








Ruote in legno: una composizione che ricorda ingranaggi in movimento.Una macchina del tempo
                 








Così Ettore Guatelli riassume il senso della sua straordinaria raccolta. Un museo fuori dal coro, una
collezione, un'impressionante installazione materiale. Capace di raccontare. Migliaia, migliaia di
storie, tenute in vita dentro altrettanti oggetti in disuso, abbandonati, buttati, per essere sostituiti dal nuovo, per dimenticare un passato di povertà e raccolti in un "orfanotrofio" (così qualcuno ha definito il museo) per essere accolti, curati, ascoltati.


Particolari, composizioni e raccolte dentro e fuori il museo
                                




All'interno della stalla, uno spazio espositivo tra greppie e colonne  didascalia

Non solo in quanto oggetti come tali in grado di dare conto di un epoca, di usi e costumi, ma come testimoni, portavoce di chi voce non aveva, protagonisti silenziosi della nostra storia gli assenti nei libri di storia: donne uomini, bambini, contadini, artigiani, falegnami, fabbri, inventori, ideatori,gente di montagna e di fiume, di terra e di officina, di città e di campagna. Ettore Guatelli ha dato a tutti loro dignità, raccontando attraverso gli oggetti le loro vite, il quotidiano, l'ovvio, le fatiche, le idee, le intuizioni, l'arte di arrangiarsi e di migliorare le proprie condizioni. Per rendere bello ciò che, per il sentire comune, bello non era, perché arrugginito, sbeccato, rappezzato, inciso dal tempo e dall'uso, ha cercato una disposizione, un'idea museale nuova: un disegno estetico in cui i singoli oggetti, unendosi in gruppi, in sequenze, apparentemente tutti uguali ma in realtà uno per uno diversi, diventano un'opera corale.

Come se una singola voce potesse emettere una voce flebile ma insieme, nel canto a più voci diventassero un canto forte e armonico. Il Museo non è solo oggetti, è un tutt'uno con gli spazi che lo ospitano, la barchessa, l'aia, l'ex fienile: gli ambienti stessi sono museo perché è lì nei luoghi di vita e di lavoro della famiglia Guatelli che hanno "trovato casa" e rifugio, accumulati per poi essere sistemati con cura maniacale, fino ad occupare tutti gli spazi liberi, di pareti, soffitti, pavimenti. 


Hanno inglobato nella loro singole storie, quella della casa. Il museo, luogo della sperimentazione di una possibile museografia e di scritture espositive (con l’ingresso, lo scalone, la stanza dei giocattoli, il salone, la stanza della cucina e quella delle scarpe) e la casa in cui si esprime in maniera più evidente l’anima del collezionista (con la stanza di Ettore, la stanza della musica, quella dei vetri e poi quella delle latte, degli orologi e il ballatoio delle ceramiche).

     

Tra le tante definizioni che usava per descrivere la raccolta a lui intitolata, Ettore Guatelli ricorreva spesso a quella di “museo dell’ovvio” oppure di “museo del quotidiano”. Gli oggetti che recuperava ed esponeva non erano infatti pezzi rari o preziosi come quelli di molti musei tradizionali, ma erano cose d’uso comune, che ancora oggi conservano l’impronta di chi, usandole quotidianamente, le ha consumate fino al punto di farle diventare parte di sé. Martelli, pinze, pale, forbici, botti, pestarole. Il museo e la casa sono le due anime dell’opera di Guatelli, la realizzazione, su due piani, di un’unica idea, quella della raccolta di oggetti capaci di concorrere ad un grande testo sulla storia degli umili e del quotidiano.


    Il ciclista gigante, opera di Pietro Miodini           

        

                                         



L'accesso al Museo: 
un omaggio al legno  


La 127 Fiat di Ettore Guatelli, usata per trasportare oggetti del museo e alunni di scuola   


Le macchine del maestro Guatelli erano esse stesse opere. Esposizioni materiali, creative, narrative. Scuolabus compressi da pluriclassi rustiche, spazi di stoccaggio per sezioni museali in imperdibile offerta. E, più di tutto, storie viaggianti tra bauli e portapacchi rimediati, odorose di ruggine e polvere depositata, incerte e insicure nel viaggio, come la vita vera.





Seguendo il fiume: artisti artigiani, creativi del Grande Fiume. Il veliero del re del Po


Il re del Po 


Ciò che fiume porta a valle, durante le piene, si trasforma nelle mani del Re del Po in una grande installazione materiale        
La creatività si mette in mostra in un angolo poetico del Grande Fiume. Occorre raggiungere Boretto e incamminarsi sotto il ponte che collega il paese a Viadana, per scoprirlo. Si raggiunge un' enorme installazione materiale e artistica, una nave-scultura che l'autore, Alberto Manotti, ex falegname in pensione che si è guadagnato il titolo-soprannome di "Re del Po", ha chiamato "Iolanda", per ricordare la madre. 


Non si contano i pezzi di legno, rami e rametti, lunghi, corti, tondi o piatti, sbiancati dai lunghi viaggi tra i flutti, che l'artista ha messo insieme, circa 25.000, tenuti insieme da un'infinità di chiodi, per costruire questo monumento naturale, che rende omaggio al Grande Fiume, con rispetto e amore, conservando tutto ciò che le acque, e le piene, lasciano a riva: legni levigati di tutte le dimensioni, arredi, oggetti personali. 


         Scale, passaggi,torri d'osservazione:uno degli angoli della nave Jolanda     
Tutto è servito ad allestire questo veliero "preistorico" , che ha qualcosa di arcaico, di tribale, cresciuto parallelo al fiume, per circa 30 metri di lunghezza. Dal sentiero che accede all'area, In diversi punti è possibile, grazie alle scalette costruite dall'autore, salire sulla passerella dotata di sponde, che permette di raggiungere la costruzione principale, affacciata sul fiume. 

                      Anni di lavoro per raccogliere e unire con i chiodi i legni portati dal fiume 
Una sorta di grande capanno che si eleva in altezza, fino a raggiungere i sei metri: un osservatorio ideale per guardare scorrere le acque del Po, quando passano placide. Durante le piene, che spesso raggiungono e sommergono gran parte della struttura, il Re del Po deve difenderla, e ripristinarla al ritiro, se l'acqua ha lasciato danni. Fantasia, amore incondizionato per il nobile fiume, poetica dell'infanzia: tutto questo evoca la grande nave di legno del Re del Po che l'ha costruita per i bambini, che spesso arrivano a visitarla. Sospesa tra terra, cielo e acqua per poter tornare, tutti, almeno per un attimo, bambini.


Angoli e particolari di questo luogo affacciato sul Grande fiume e fuori dal mondo al tempo stesso: un monumento, una dedica, fatta di rispetto, amore per il Po, che ha preso vita con la fantasia e con gli occhi dell'infanzia.      









                                                                        





Via Ponte Boretto Viadana, 42022 Boretto RE


La casa dei pontieri

Per raggiungere il Veliero del Re del Po, vicino al ponte di Boretto, ci si imbatte in un pezzo del vecchio ponte di chiatte, a lato della Casa dei Pontieri, ricorda che questo era un punto di attraversamento importante per collegare la sponda reggiana a quella mantovana. Del vecchio ponte, dismesso nel 1967 per la costruzione dell'attuale, rimasero solo i due "tronconi", sulle rive opposte. Per non dimenticare questo pezzo di storia, Romano Gialdini, figlio di Dino, ultimo capopontiere, nipote di Archimede, primo capopontiere e pontiere egli stesso, lo ha "ricostruito" dentro casa: in un ambiente che ha fatto parte delle strutture collaterali al vecchio ponte, ha radunato immagini della vita del ponte e un tratto del ponte stesso in scala 1:10. 



                    
                                   Oggetti di lavoro esposti nella casa dei pontieri 

Il museo permette di rivivere l'ambiente del passato e la vita delle persone che lavoravano a questa struttura, o semplicemente la utilizzavano. Insieme a tante foto che ritraggono il ponte, testimoniando anche il costume di un'epoca, sono esposti attrezzi che servivano alla manutenzione del ponte, come la "binda a mano" che serviva a sollevare le travi, o la "sessora" per svuotare i battelli e ancora corde, argani, divise dei pontieri, progetti: oggetti e documenti che mantengono viva la memoria su di un mestiere e di saperi andati perduti con l'arrivo della modernità e delle infrastrutture in cemento. Un omaggio a tutti i barcaioli, così ricordati da una poesia:
                     Il vecchio ponte di barche tra Boretto e Viadana     
"I Barcaioli hanno la scorza, la prima pelle cotta e crespa, nera anche d'inverno, si vede subito che sono loro i barcaioli del Po".

Grazie di Curtatone, paese dei Madonnari. Seguendo il fiume: artisti artigiani, creativi del Grande Fiume.


Grazie di Curtatone 







Affresco alle porte di Grazie 







Paesaggio, fede e tradizione. Questo riassume il borgo Grazie di Curtatone, affacciato sul lago
superiore, dove prima si estendeva la palude disegnata dal Mincio. Siamo a pochi chilometri da
Mantova, lungo la provinciale per Cremona e Grazie di Curtatone è inserito nella mappa dei borghi
più belli d'Italia.

                                           Foto aerea d'archivio: la piazza di Grazie di Curtatone
                                           con il raduno dei Madonnari, il 15 agosto di ogni anno

E' un piccolo centro, Grazie, in origine un villaggio abitato da barcaioli che si mantenevano con la pesca, la caccia e quanto in poteva trovare in questa zona acquitrinosa. La località è dominata dal santuario della Beata Vergine Maria delle Grazie: furono proprio i barcaioli i primi ad attribuire all'immagine della Madonna che si trovava tre le abitazioni e alla quale erano devoti, tanto da rivolgersi a lei per chiedere grazie. In risposta, guarigioni miracolose. La fama del paese delle grazie ricevute si diffuse e portò in breve numerosi fedeli e pellegrini, in questa località paludosa.


                                Dietro il Santuario, nella palude formata dal la straordinaria
                                fioritura delle ninfee 



Dal porticcioli di Grazie di Curtatone è possibile fare tour in barca. Sono infatti presenti gli esperti barcaioli del Mincio, proponiamo affascinanti itinerari fluviali per turismo naturalistico e didattico nella “Riserva naturale delle Valli del Mincio”, zona del Parco più interessante da esplorare in barca, perché ancora relativamente integra nella sua naturalità.

Consorzio "I Barcaioli del Mincio"
Porticciolo di Grazie (c/o Parco retro Santuario) 46010 Grazie di Curtatone (MN)
Tel. 0376 349292
Cell. 349 6194396
E-mail: barcaioli@fiumemincio.it









Venne  per questo costruito un oratorio, affidato ai frati francescani. Sul finire del '300 Francesco Gonzaga fece erigere nello stesso luogo un'imponente basilica come ex-voto alla Madonna delle Grazie, per aver fatto cessare la terribile epidemia di peste che aveva causato innumerevoli vittime. La chiesa venne consacrata il 15 agosto 1406, festa dell'Assunta. Tra il quattrocento al Seicento il santuario conobbe il suo massimo splendore architettonico ed artistico con l'aggiunta di un lungo porticato, un grande convento con 4 chiostri e 50 celle, di una larghissima piazza in funzione di sagrato, dieci cappelle ai fianchi, le volte affrescate, l'abside, un nuovo altare e una maestosa sagrestia.



Una cappelletta artigianale con                                                        l'immagine delle Madonne delle Grazie
e il porticato che collega il santuario al convento.







                                                                                    La piazza di Grazie di Curtatone 
   
Dal '400 la località ospita ininterrottamente, nella stessa data della consacrazione, la Fiera delle Grazie, evento agostano che raccoglie ad ogni edizione migliaia di visitatori. Per arrivare al Santuario i visitatori attraversano le viuzze di Grazie, tra case colorate, per arrivare alla grande sagrato: una “piazza d'arme” che in occasione della fiera si anima di artisti...del gessetto. I madonnari erano i frequentatori della piazza fin dall'antichità ma dal 1973 viene organizzato il Concorso internazionale che richiama artisti da tutto il mondo: ogni anno, alla vigilia dell'Assunta gli artisti si ritrovano per il rito della benedizione dei gessetti da parte del Vescovo. Inizia quindi la loro opera che continua tutta la notte per assicurare, il giorno della festa, un incredibile tappeto di opere dai mille colori e sfumature che riproducono immagini sacre. I Madonnari si sono riuniti in un'associazione e alle Grazie è stato inaugurato un museo ad essi dedicato.

Il coccodrillo e i manichini del santuario



                     Alcuni manichini inseriti nelle metope del santuario  

Entrando nel santuario lo sguardo sale verso al navata: non passa inosservato il coccodrillo imbalsamato che pende dal soffitto: non un modellino ma un coccodrillo vero, collocato nella chiesa nel XV o XVI secolo, che è stato recentemente restaurato. Questa non è l'unica chiesa in cui si può trovare un "ospite" simile, e nemmeno l'unico luogo nella provincia di Mantova. Nell'antichità venivano viste con promiscuità le figure di draghi, coccodrilli o serpi e spesso: in epoca cristiana, venivano infatti associate al male, considerate personificazioni terrene del diavolo, animali che inducono al peccato: la collocazione di questi animali nelle chiese ha quindi un forte significato simbolico. Incatenare l'animale in alto, nel soffitto della chiesa vuol dire renderlo innocuo.



Una leggenda narra che questo edificio fu costruito per volere del popolo, che desiderava
ringraziare la Madonna di averlo liberato da un coccodrillo divoratore di uomini che infestava le
paludi del posto. E' più probabile che questo strana presenza sia stata collocata dai frati che 
risiedevano qui per incuriosire ed attirare i fedeli: una dimostrazione anche delle capacità di mummificazione dei monaci, abilissimi nel produrre preparati farmaceutici e medicamenti. Altra particolarità di questa scenografica chiesa è la fascia mediana delle pareti della navata, foderata in tutta lunghezza da un'impalcata lignea. Nell'impalcata sono state costruite ottanta nicchie disposte su due file parallele, ospitavano altrettante statue di grandi dimensioni, simili a manichini, rappresentanti episodi di pericolo scampato per intercessione mariana.


Il coccodrillo imbalsamato e incatenato che sovrasta la navata centrale

Oggi le statue rimaste sono solo circa una quarantina. I manichini sono stati realizzati con la tecnica della cartapesta, a grandezza naturale e dello stesso povero materiale si pensavano costruiti anche gli indumenti e le armature che li ricoprono e gli elmi e le armi che li finiscono. La struttura base delle statue è stata realizzata con strati di carta e tela induriti col gesso e dipinti con coloranti e aggiunta di miele nei leganti, ad essa sono state successivamente applicati diversi elementi realizzati con calchi o in alcuni casi in legno per viso mani e piedi, crine equino per i capelli e ghiande per alcuni particolari,
tramite incollaggio.






Particolari all'interno e all'esterno  esterno del Santuario
                                         
                   
Per quanto riguarda gli abiti, si è scoperto si trattava di pezzi di cotone tessuto applicati alle statue con ganci, risalenti alla fine dell'Ottocento perché di fabbricazione industriale. Dodici sono le armature che sono state riassemblate dalle varie statue. A volte i manichini non coincidono con la metopa sottostante.









                                       
                                    Alcuni degli innumerevoli ex voto raccolti nel santuario
                               

Piazza Santuario, 4 - 46010 Grazie di Curtatone (MN)  Tel. 0376/349002santuariodellegraziecurtatone@gmail.com
http://www.santuariodellegraziecurtatone.it/



Museo dei Madonnari

Il Museo conserva un gran numero di opere di maestri Madonnari: capolavori unici e creazioni del
tutto originali si mescolano a riproduzioni su pannelli e cartoncini di opere eseguite precedentemente sulle piazze. L’allestimento si snoda in un percorso tematico che testimonia l’evoluzione artistica di quest’arte effimera: si passa dai lavori dei primi Madonnari, custodi degli antichi e semplici stili delle arti di strada, alle sperimentazioni contemporanee incentrate sull’abilità tecnica dell’artista. Si possono così ammirare opere di pionieri Maestri, autodidatti che dipingevano con gessi, polveri, carboncini e terre e con una certa rapidità d’esecuzione forme semplici ed incisive, assieme ai lavori freschi e naif, ma anche dipinti che offrono l’illusione della tridimensionalità oppure opere basate sul fenomeno ottico dell’anamorfismo, per cui l’immagine che a prima vista appare distorta diventa riconoscibile se osservata attraverso uno specchio curvo.


Una delle artiste del gessetto al lavoro


Nel museo si trovano inoltre formelle di terra battuta, amalgamata con paglia su di un supporto di rete metallica, seccata al sole, trattata con albume e successivamente dipinta, sulla falsariga dei materiali disponibili agli albori della pittura madonnara, quando gli strumenti e le sostanze moderne ancora non esistevano. Da questa sperimentazione nascono composizioni inedite di rara bellezza, in cui le screpolature naturali della terra, più o meno accentuate, esaltano il disegno ed i colori utilizzati. E' inoltre conservata la documentazione di concorsi annuali.


                                  Il carretto di una madonnara con tutti gli strumenti di lavoro, lasciato in eredità                                    al Museo

Piazzale Santuario - angolo Madonna della Neve 29 - Grazie di Curtatone (MN)
Telefono e Fax: 0376 349122
E-mail: MUSEO.MADONNARI@CURTATONE.IT
Orari: Venerdi ore 15.00- 18.00, Sabato e domenica ore 10.30-12.30 e 15.00- 18.00



Da non perdere a Curtatone: il cotechino delle Grazie, anche ad agosto


"Come ad ogni Ferragosto- si racconta- centinaia di persone avevano raggiunto il santuario a piedi. Erano arrivati dalla città e dai paesi vicini. Erano tutti a digiuno, pronti per la messa dell'alba. Presa la benedizione, la folla aveva iniziato a sfamarsi nelle osterie e nelle botteghe del paese.
Accadde di lì a poco: si sentì un oste dire “Ho finito tutto. Sono rimasti solo i cotechini, vi servo quelli”. Il cotechino ad agosto? Qualcuno rise, qualcuno pensò fosse pazzo. Poi però la voce e il profumo si sparsero per tutta la fiera. Come d'incanto, quelle fette morbide e calde diventarono tanti meravigliosi bocconi".

Nacque così, quella mattina del 1954, il cotechino delle grazie e il curioso rito di gustarlo anche ad agosto.